Il volantino allegato, distribuito tra i colleghi del Gruppo bancario Creval, nell’illustrare la situazione del salario europeo e l’attacco in corso alle nostre condizioni con la riforma del mercato del lavoro, affronta la questione della detassazione del salario di produttività, vero specchietto per le allodole per scardinare i contratti nazionali e mettere i lavoratori in competizione gli uni contro gli altri in nome del profitto e degli interessi altrui.

La detassazione del salario di produttività è al momento sospesa, in attesa di un Decreto Ministeriale che determini i nuovi massimali di reddito e di importo, che potrebbero peraltro essere inferiori a quelli dell’anno scorso.

Per il momento il salario di produttività sarà tassato per tutti con le aliquote ordinarie e, chi aveva avuto l’anno scorso una cedolare secca del 10%, potrà essere tassato anche fino al 40%…

Anche questo deve essere un utile momento di riflessione guardando oltre gli steccati aziendali, senza delegare nessuno, sviluppando la coalizione sindacale e collegando il mondo del lavoro a una visione internazionalista.

Le offuscate certezze dei professori banchieri

Lanfranco d’Allio, Fisac-Cgil Gruppo Creval

Più sotto abbiamo inserito un documento dal titolo “Che fare dopo le Assemblee“.

Tre compagni della Fisac Ligure hanno fatto una loro, interessantissima, proposta ed hanno aperto un’ agorà virtuale per tutti e tutte quelli/e che vogliono discutere e trovare le risposte (parziali o complete, meditate o dovute ad ispirazione improvvisa, comunque per definizione non definitive…) alle domande, esplicite ed implicite, contenute in una loro “Lettera aperta all’organizzazione“.

Poichè il testo è lungo ben 6 pagine, Vi indichiamo di seguito il link dove trovarlo e dove postare i Vostri contributi ad una discussione senza rete, invitandoVi a parteciparvi.

http://unpostoperdiscutere.blogspot.it

Che fare dopo le assemblee….

Posted: 25th aprile 2012 by sergio.bonanini in Banche, Contratto (B), Settore (B)

Nei giorni scorsi sono stati diffusi i dati finali delle Assemblee tenutesi in tutto il Paese sull’Ipotesi di Accordo per il Rinnovo del CCNL.
Dati che hanno segnato una tendenza difforme da quella registrata nelle nostra Regione.
Poiché non abbiamo motivo di dubitare sulla correttezza dei risultati nazionali, abbiamo chiesto alla Segreteria Nazionale di avviare una necessaria operazione trasparenza per fugare ogni possibile perplessità : la pubblicazione dei risultati articolati assemblea per assemblea (come abbiamo fatto noi) e la messa a disposizione dei verbali per le strutture nei territori che ne facessero richiesta, anche alla luce delle assemblee separate che in alcune zone del Paese le altre OO.SS. hanno voluto scelleratamente organizzare.
In tale contesto la Liguria si presenta come un luogo virtuoso, dove i rapporti unitari, per merito di tutte le Organizzazioni Sindacali, hanno tenuto e permesso la certificazione di ogni Assemblea con verbali condivisi, raggiungendo così l’obiettivo dell’espressione di un voto sereno e informato.
La Consultazione delle Lavoratrici dei Lavoratori ci consegna comunque il dato di un forte dissenso, espressione del disagio causato sia dalla realtà in cui si cala il nuovo CCNL (condizioni di lavoro da anni peggiorate, pressioni commerciali sempre più invasive, organizzazione del lavoro risibile, risparmio sui costi del personale, ecc.) sia dalle novità introdotte dall’Accordo e dalle scarse quantità economiche ivi previste.
Ciò impegna i Gruppi Dirigenti del Sindacato, qualunque sia il loro giudizio maturato sull’Accordo, a trovare risposte al disagio di una così grande parte della categoria.
Pensiamo che proprio quel 40% di voto negativo rafforzi le possibilità per il Sindacato (e la necessità per le Aziende, che non possono certamente ignorare il peso di un dissenso così massiccio) di lavorare ,da subito e ad ogni livello, per intervenire sulle condizioni di lavoro quotidiano e per limitare i danni di alcune novità introdotte dal nuovo testo.
E’ possibile da subito impegnarsi , nelle prime importanti commissioni nazionali,ed intervenire su alcuni dei punti critici segnalati con forza dalle Assemblee:
lavorare affinché l’armonizzazione della normativa sugli orari di lavoro e di sportello renda il ricorso al nuovo regime contenuto nel numero degli addetti in modo da favorire una reale volontarietà;
presidiare la stesura del testo coordinato tra il vecchio CCNL e quanto previsto dall’Accordo onde evitare che prevalgano, sui punti più controversi, le interpretazioni del fronte datoriale;
rivedere la materia degli Inquadramenti per favorire a livello aziendale un loro effettivo aggiornamento alle nuove organizzazioni del lavoro, laddove siano cambiate, e non un abbattimento dei costi per le imprese.
Non solo,forti del livello di dissenso espresso nazionalmente nella consultazione, il resto andrà fatto a livello di Coordinamenti di Gruppo e/o Aziendali, nel corso delle numerose procedure aperte sui Piani Industriali, per incidere sulle condizioni di lavoro.
Il primo impegno, a nostro parere, dovrà essere quello di abolire ogni differenza aziendale peggiorativa sulle retribuzioni dei nuovi assunti (o stabilizzati), in modo da evitare di sommare alla riduzione prevista per il “salario d’ingresso” nazionale quelle normate nei numerosi accordi stipulati a livello aziendale.
Come vedete, c’è molto da fare e non mancherà, certamente, l’impegno delle strutture (RSA, Segreterie Territoriali) della Fisac CGIL ligure, anche nell’informarvi puntualmente su quanto accadrà in futuro.
Confidiamo di poter riuscire nei nostri intenti perchè sappiamo di avervi come sempre accanto a spronarci ed a sostenerci.

Il Segretario Generale della Liguria                                         La Segretaria Generale di Genova

Di Domenico Moccia, coordinatore FISAC de La CGIL che Vogliamo

Che nei principali gruppi creditizi sia prevalso il NO, che questo sia diffuso su tutto il territorio in modo uniforme, che le piazze di Napoli, Roma, Genova e Torino boccino la conclusione e che nella stessa Milano i SI’ prevalgano per frazioni marginali dovrebbe indurre una riflessione seria e autocritica sui contenuti dell’ipotesi di accordo e sul grave deficit di democrazia che ha caratterizzato l’intera fase negoziale.

C’è poco da essere soddisfatti: il consistente numero delle assemblee svolte, la qualità della discussione sviluppatasi, la fondatezza delle critiche alle soluzioni adottate suggerirebbero una maggiore attenzione alle posizioni espresse dai lavoratori del settore.

Critiche e posizioni contrarie che si sono attestate, stando ai dati comunicati dalle Federazioni Nazionali, ben oltre il 40%, e che dei seri gruppi dirigenti non dovrebbero né rimuovere, né etichettare come pericoloso scissionismo.

La quantità e la qualità dei NO smentiscono che possano essere, come abbiamo letto, il frutto della “battaglia irresponsabile e strumentale” della sola minoranza della FISAC sull’onda di scorie post congressuali.

E’ vero semmai il contrario. Abbiamo intercettato e dato voce al dissenso, al malessere di tanti lavoratrici e lavoratori operanti in un settore strategico al centro dell’attuale crisi economica e finanziaria e sottoposti, anche per questo, a fortissime pressioni.

Il complesso delle Organizzazioni sindacali dovrebbe farsi carico di questo malessere. Noi continueremo a fare la nostra parte.

Roma, 17.4.2012

In una lunga dichiarazione a MF il Segretario Generale della FIBA, Giuseppe Gallo, ha testualmente sostenuto che il successo dei sì nella consultazione sull’ipotesi di rinnovo del CCNL del credito : “dimostra l’intelligenza e la maturità politica delle lavoratrici e dei lavoratori bancari che, come sempre, nelle fasi di svolta del settore bancario affidano al valore della solidarietà la difesa dei propri interessi immediati e futuri“.

Dal momento che, secondo le cifre da loro stessi diffuse stamattina (ieri, n.d.r.) ad assemblee ancora in corso, oltre il 40% delle lavoratrici e dei lavoratori si è espresso per il no, si deduce che nella categoria vivono, operano e producono svariate decine di migliaia di dipendenti immaturi, asociali, corporativi e privi di ogni minima sensibilità solidaristica. Obiettivamente un bel complimento anche nei confronti degli iscritti alla FIBA che in virtù del proprio libero convincimento hanno ritenuto di esprimersi in modo difforme dal loro Segretario.

Che un altissimo e qualificato dirigente sindacale manifesti una simile disistima verso il 40% dei bancari è un tratto del tutto innovativo e rende chiaro quale sia il valore che viene attribuito alla dialettica democratica.

Ne esce così rafforzata la tenuta unitaria dell’organizzazione sindacale, nonostante la presenza, durante la consultazione, di atteggiamenti forsennati e irresponsabili del Comitato per il No“ . Senza voler sottolineare che per Gallo chi si batte con serenità e determinazione per le proprie idee è un forsennato ed irresponsabile, è opportuno ricordare che, poche settimane fa FIBA /  FABI / UILCA / DIRCREDITO / UGL / SINFUB hanno imposto, con una comunicazione scritta, alla FISAC a Verona, In Campania, nel Lazio e in Liguria la sospensione delle assemblee unitarie e hanno trasformato le stesse in assemblee d’iscritti. Al di là della confusione determinata, dell’evidente dispregio nei confronti del pronunciamento dei lavoratori, della concezione a geometria variabile della democrazia, una simile scelta è per il Seg. Gen. della FIBA l’evidente, lapalissiana dimostrazione del “rafforzamento della tenuta unitaria”. E’ indiscutibile che siamo in presenza di uno degli esempi più convincenti di quella che si definisce una logica stringente.

In particolare la FABI ha confermato la storica solidità e coscienza di organizzazione, coerente con una gestione politica lungimirante e determinata dei suoi vertici….. quelli della FABI si sono mossi come una falange macedone“. Care compagne e cari compagni della FISAC, care amiche e cari amici di UILCA / UGL / DIRCREDITO / SINFUB che vi siete battuti leoninamente per il SI’ contro i forsennati e gli irresponsabili non ve la prendete troppo, non siete una falange macedone, fatevene una ragione, non siete lungimiranti e determinati, forse nemmeno alti, muscolosi e biondi: la razza eletta dei sindacalisti è altrove. Ma nemmeno “quelli della FABI” dovrebbero compiacersi di simili affermazioni, un soccorso esterno di tale portata potrebbe apparire un segno di grande debolezza e , in ogni caso, una condiscendente legittimazione da parte di un’organizzazione più forte e rappresentativa. Tutto ciò, ovviamente, Gallo lo dichiara per rafforzare la tenuta unitaria.

Sono certo che le parole del Seg. Gen. della FIBA, fedelmente riportate da MF, anche se non sono “navi da combattimento in fiamme al largo di Orione, e raggi beta che balenano nel buio vicino alle porte di Tannahuser” ugualmente occhio umano non le aveva mai viste prima.

Domenico Moccia
Coordinatore FISAC Area Programmatica LA CGIL CHE VOGLIAMO

Unicredit, la banca Italiana che parla anche tedesco ed altre lingue è in difficoltà. Gli acquisti di aziende creditizie dell’est (v. Ukrsotsbank ) si sono rilevate un cattivo affare, la pancia dell’azienda è appesantita da strumenti finanziari derivati. Dal 2003 al 2010 si sono susseguiti piani strategici, che di fatto, hanno prodotto solo “cantieri ed opere incompiute”. La logica che ha prevalso è stata quella dell’annuncio ad effetto, e con un passo avanti ed uno indietro l’azienda si trova ferma da un decennio al punto di partenza. Ad eccezione di alcuni top manager, liquidati con decine di milioni di Euro, i dirigenti incompetenti e responsabili di questi errori continuano imperterriti ed indisturbati la loro azione ed il sindacato subisce riorganizzazioni continue, costose ed inutili.

Con la strategia del bancone (One4C) l’azienda ha accentrato tutte le attività di back e middle office in un unico contenitore di circa 6.000 dipendenti. Attraverso una procedura di fusione per incorporazione è nata UBIS. Molti lavoratori hanno immediatamente capito che l’operazione non garantiva il futuro roseo promesso, ma solo dismissioni e perdita di posti di lavoro, insomma, un aggregato di lavorazioni diverse messe insieme, per poi successivamente essere smembrate con cessioni di ramo di azienda, di attività ecc. In modo determinato le lavoratrici ed i lavoratori e le strutture sindacali aziendali hanno chiesto l’apertura di un conflitto contro questo piano. In particolare, nel mese di febbraio, Roma è stata la città che ha organizzato uno sciopero molto partecipato ed ha aggregato la solidarietà dei lavoratori e dei delegati sindacali aziendali del territorio, nella convinzione generale che le dismissioni in atto nel gruppo Unicredito sarebbero state nefaste per tutti e gli effetti negativi si sarebbero prodotti in tutte le banche.

Purtroppo la disponibilità alla lotta messa a disposizione delle segreterie nazionali non è stata raccolta e, dopo molte vicissitudini, la vicenda si è chiusa con la firma apposta all’accordo quadro del 17 Febbraio, un epilogo di un atto finale che ha spento ogni entusiasmo precedente. L’accordo molto contestato dalle lavoratrici e dai lavoratori rinunciava non solo alla disponibilità di lotta, ma anche, alle garanzie occupazionali, in particolare si perdeva l’architrave su cui tutto si basava, la garanzia occupazionale ed il rientro nell’azienda di provenienza senza limiti di tempo. E’ da quel momento che le delegazioni trattanti hanno perso la fiducia dei lavoratori a tal punto che l’accordo quadro non è stato sottoposto al giudizio delle assemblee, ma solo illustrato in qualche territorio.

Non appena conclusa la vicenda suddetta, si è subito aperta la prima cessione di ramo di azienda delle attività delle risorse umane (ramo HR-SSC) in base all’art. 2112 c.c. e con una procedura prevista dall’art. 47 della legge 428/90. La cessionaria  è  una nuova società (una Newco) controllata al 51% dalla Hewlett-Packard, azienda del settore metalmeccanico.  Una scatola vuota in via di definizione sarà il nuovo contenitore del ramo aziendale “Human Resource”. Nel settore la vicenda risulta essere molto delicata perché per la prima volta vengono interessate attività e lavoratori considerati fino a poco tempo fa centrali e, quindi, difficili da separare da altre attività importanti dell’organizzazione di qualsiasi azienda. Si assiste ad una fattispecie nuova dove l’azienda cessionaria controlla la gestione del personale della cedente, detiene i dati sensibili e tante altre informazioni riservate della stessa. Ma sarà realmente così ? O è plausibile un’altra spiegazione ? Infatti, le lavoratrici ed i lavoratori non credono alle promesse aziendali e sono convinti, invece, che la dismissione sarà fonte di esuberi e nella peggiore dell’ipotesi, la sostituzione dell’organico attuale con un “esercito di riserva” dai costi inferiori e collocati “in prossimità” delle direzioni centrali.

L’ Azienda al primo incontro di apertura della procedura ha dichiarato che il trasferimento delle attività rientrava all’interno dell’ art. 3 del CCNL (attività complementari e/o accessorie appaltabili) e con queste affermazioni hanno creato lo sconcerto, davanti alle segreterie nazionali, delle delegazioni delle rappresentanze aziendali le quali, fino a quel momento, attribuivano “le attività in questione a quelle di “core Business”, in quanto strettamente correlate all’attività amministrativa di gestione del personale, che nella sua fase operativa di esercizio del potere organizzativo e direttivo deve essere necessariamente interna all’azienda” (v. art. 1 del CCNL).

In particolare, le RR.SS.AA. Ubis del polo di Roma hanno ribadito quanto sopra e dichiarato incompatibile la cessione di ramo d’azienda attraverso l’art. 3 del CCNL ABI e hanno precisato che l’ appalto, in questo caso, avrebbe previsto l’esternalizzazione di sole attività e non dei lavoratori.

L’azienda ed anche alcune sigle sindacali, hanno minimizzato le questioni sollevate e ritenuta valida la procedura anche se in contraddizione con le regole del CCNL. In definitiva le segreterie nazionali hanno confermato la disponibilità ad aprire una trattativa sul presupposto avanzato dall’azienda con la giustificazione che senza accordo il solo articolo 2112 del c.c. sarebbe stato devastante per le condizioni dei lavoratori. Le delegazioni sindacali aziendali della Dircredito e della Fisac Cgil del territorio romano, hanno ritenuto obbligatorio abbandonare il tavolo e chiudere la consultazione nella sua fase informativa bloccando la procedura nel rispetto del contratto nazionale e delle leggi vigenti. Per  questi motivi il segretario generale della FISAC – Cgil del comprensorio di Roma Sud – Ovest ha preannunciato che presenterà ricorso ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori.

La formalizzazione di una diversa valutazione sulla titolarità delle trattativa, oltre alle evidenti differenze di merito, ha fatto maturare successive azioni di diffida nei confronti dell’azienda ed anche nei confronti delle segreterie nazionali e dei coordinamenti di gruppo. E’ stata formulata da parte delle Rappresentanze sindacali aziendali la richiesta a non firmare accordi senza mandato dei lavoratori.

Una vicenda esasperata che ha prodotto divisione ingiustificate, restituita una cattiva immagine del sindacato e nel particolare il ruolo svolto da alcune OO.SS., che non rappresentano iscritti in quella azienda, ha esacerbato ulteriormente il clima. La Fisac che è, di gran lunga, la prima O.S. in HR-SSC., sulla base delle regole previste dallo Statuto della CGIL, deve garantire la ripresa  del confronto interno all’organizzazione, deve porre rimedio ad eventuali disfunzioni, verificare quale sia l’effettiva volontà delle lavoratrici e dei lavoratori di HR-SSC. Da  questo ineludibile percorso democratico deve discendere il rispetto dell’opinione e delle volontà degli addetti e vanno perseguiti  con tenacia e determinazione gli obiettivi condivisi.  Siamo in presenza di una fase del tutto nuova che richiede anche la messa in discussione del modello concertativo sino ad oggi seguito, perché l’iniziativa di UNICREDIT, oltre a creare un’ulteriore ed estesa precarizzazione, avvia un  processo di riorganizzazione la cui estensione all’intero settore è da ritenersi scontata.

L’area programmatica “La CGIL Che Vogliamo” non può che condividere e sostenere questa battaglia.

La somma che fa il totale

Posted: 4th aprile 2012 by Mimmo Moccia in Banche, Contratto (B), In evidenza

Vi riporto i dati riassuntivi relativi alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori del credito circa il rinnovo del CCNL che il segretario organizzativo della FISAC ha trasmesso alle strutture. Senza volervi intrattenere sulla congruità e veridicità dei risultati, argomento sul quale ricorrerò nelle sedi giurisdizionali della CGIL e nei fori competenti, mi permetto solo di segnalarvi la prima pagina nella quale per un vero e proprio sortilegio la somma di favorevoli, contrari e astenuti non dà 100, ma 105 ( Favorevoli 57% Contrari 43% Astenuti 5% ). Che esistesse una geometria non euclidea lo sapevo  da tempo, ma l’aritmetica creativa e fantasiosa la scopro adesso. Anche il grande Totò viene smentito, purtroppo da oggi non è più vero che è: “La somma che fa il totale“.

Con gli auguri per le imminenti festività pasquali, vi saluto cordialmente.

Mimmo Moccia – Coordinatore FISAC Area Programmatica LA CGIL CHE VOGLIAMO

Napoli, 4 aprile

Il rinnovo del Contratto Nazionale del Credito vive la sua fase assembleare dopo che le OOSS hanno firmato l’Accordo di rinnovo in data 19 gennaio 2012. Durante le assemblee insiste fra i lavoratori un profondo e diffuso dissenso nei confronti del merito del nuovo Contratto che “cambia in maniera sostanziale la vita professionale e quella privata” senza una preventiva approvazione dei lavoratori stessi. Precisiamo al dottor Borzi, articolista de “Il Sole 24 Ore”, che la sterminata messe di voti contrari al rinnovo contrattuale non può certo rappresentare in nessun modo quella parte della FISAC CGIL che il giornalista chiama minoranza, soprattutto perché altrimenti non sarebbe una “minoranza”. Sottolineiamo che alle Assemblee i rappresentanti della Fisac aderenti alla “CGIL che vogliamo” non hanno mai proposto un voto negativo essendo innegabile la lealtà alle decisioni della maggioranza, ma hanno costantemente richiesto il rispetto dei lavoratori attraverso la correttezza nel presentare i contenuti dell’Accordo, nel merito e nell’articolato. Facciamo inoltre presente che il famigerato “Comitato per il No” è nato in ambienti trasversali ed è composto anche da molti iscritti FIBA/CISL, UILCA e UGL e non iscritti come si può facilmente verificare dal sito in rete. Alle Assemblee, in alcune regioni, partecipano spesso rappresentanti di Dircredito e UGL palesemente ed esplicitamente contrari all’Accordo (sono anche stati diffusi in alcune regioni volantini per il NO firmati Dircredito). Per quanto riguarda infine il minaccioso discorso sulla cosiddetta “ultrattività” dei Contratti Collettivi, e cioè del fatto che un Contratto Collettivo una volta disdettato da una delle parti non possa avere più valenza legale se al suo interno non è contenuta la clausola che prevede il proseguire delle applicazioni normative (la cosiddetta “ultrattività” appunto), ricordiamo al dott. Borzi ed a tutti i lavoratori che il contratto del credito è scaduto il 31 dicembre 2010 (più di un anno fa). Proponiamo allora al dott. Borzi alcune domande emerse prepotentemente durante molte assemblee:

- se nel Contratto scaduto e disdettato dall’ABI non è prevista l’ultrattività, come è stato possibile per tutto il 2011 applicare tutte le norme contrattuali in esso contenute come trasferimenti, promozioni, assegnazioni di ruoli e mansioni… (ferma restando la norma del Codice civile relativa agli stipendi!)?

- perché le Banche non hanno applicato già dal gennaio 2011 i “minimi tabellari” di cui parla il dott. Borzi? Si tratta forse di una esagerata magnanimità da parte degli Istituti di Credito?

- se i sindacati erano, come evidentemente lo erano, a conoscenza del problema dell’ultrattività, perché hanno firmato un “accordo di rinnovo” contrattuale prima di sottoporlo alla tornata assembleare vista la sostanziale differenza rispetto alla piattaforma che i lavoratori avevano approvato nel maggio 2011?

- se la clausola dell’ultrattività risulta così stringente e pericolosa perché le OOSS non hanno provveduto ad inserirla almeno nel nuovo contratto che stanno proponendo alle Assemblee?

I lavoratori del Credito hanno bisogno di certezze e di chiarezza rispetto a quello che sarà il loro futuro, soprattutto in una fase sociale così delicata. Le grosse criticità che emergono durante le assemblee infatti sono solo prova che si deve entrare bene nel merito del contratto per valutarne le pieghe e le storture, oltre alle qualità. Troppo comodo trovare nei rappresentanti della “CGIL che vogliamo” un capro espiatorio per nascondere la contrarietà dei lavoratori nei confronti di questo accordo di rinnovo contrattuale e nei confronti del sindacato che lo esalta, troppo comodo sostenere che se i lavoratori dissentono è perché qualcuno li istiga a farlo.

Ancona, 30 marzo 2012

I Segretari generali della Fisac/Cgil di Ancona-Fermo-Ascoli-Macerata (Carletti Fabio-Sandro Olimpi-Francesco Aricò-Francesco Migliorelli)

I numeri forniti nella serata di ieri da C. Hoffmann a nome della FISAC e delle altre Organizzazioni sindacali e relativi all’andamento delle assemblee sull’ipotesi d’accordo per il rinnovo del CCNL del credito hanno la stessa scientificità e l’identico valore probante della cabala, ovvero rappresentano un’interpretazione onirica.

40542 votanti, 22712 favorevoli, 15850 contrari e 1934 astenuti sarebbe il risultato a lunedì 26 marzo.

Come è possibile vedere si tratta di dati aggregati in modo informe, slegati da ogni riferimento territoriale e aziendale, e la richiesta avanzata di una maggiore analiticità e di una verifica sulle comunicazioni pervenute è stata respinta con sdegnate parole e gli eventuali dettagli su base regionale sono stati rinviati al prossimo 3 aprile.

Delle domande si impongono con immediata evidenza: perché questo rinvio? Perché non si vuole fornire il dato disaggregato? Perché non è possibile prendere visione delle mail o dei fax dei regionali? Forse le comunicazioni sono avvenute per via telepatica?

Nella fase avanzata di una consultazione contrassegnata da grande nervosismo, le altre organizzazioni hanno richiesto assemblee di soli iscritti e senza la FISAC in Liguria, Campania ed a Verona, e da una crescente sfiducia delle lavoratrici e dei lavoratori la trasparenza è un dovere assoluto e non un optional da attivare in tempi intermittenti.

Per quanto ci consta ed abbiamo verificato con rigoroso scrupolo i NO prevalgono, ad oggi, con netto vantaggio ed i colleghi dipendenti dei primi tre gruppi bancari italiani hanno respinto in modo irreversibile il nuovo CCNL.

Siamo convinti che dinanzi ad un simile risultato i Segretari Responsabili dei Coordinamenti di Gruppo che con tanta enfatica passione avevano condiviso i contenuti del rinnovo contrattuale e che con altrettanta granitica certezza hanno sostenuto il nelle assemblee siano pronti ad assumere le conseguenti decisioni.

I nostri dati non assemblati, capillarmente raccolti, corrispondenti a singole assemblee e trascritti per aziende, territori e ordine cronologico sono a disposizione di tutti e siamo pronti a confrontarli, come siamo immediatamente disponibili a riconoscere e a dare sollecita comunicazione di eventuali errori, qualora ci fossero e venissero dimostrati come tali.

La nostra lealtà nei confronti della FISAC è assoluta, consideriamo l’unità un valore da tutelare e rafforzare, il fair play è la costituente etica e politica del nostro agire, ma come ho già scritto in una lettera ad Agostino Megale e alla segreteria nazionale i princìpi fondamentali non sono suscettibili di controverse interpretazioni.

La verità ed il rispetto della volontà delle lavoratrici e dei lavoratori sono i princìpi fondanti e costitutivi della CGIL, per questo li difenderemo in tutte le sedi possibili e con le iniziative più proprie.

Domenico Moccia

Coordinatore FISAC Area Programmatica LA CGIL CHE VOGLIAMO

Quando una trattativa giunge ad una conclusione condivisa tra le Parti, ognuna di queste tende in genere ad evidenziarne gli elementi maggiormente positivi e a ridimensionare eventuali concessioni fatte alla controparte.
Il comunicato ai lavoratori di parte sindacale riporta quindi con soddisfazione il raggiungimento di incrementi economici in misura pari al 6,57% e sottolinea come il contratto sia stato mantenuto inalterato in tutte le sue parti grazie ad una “lunga opera di destrutturazione delle richieste datoriali”.
Elemento questo da cui traspare evidente, peraltro, come la trattativa si sia svolta secondo le direttrici dell’associazione datoriale e non a partire dalla piattaforma rivendicativa dei lavoratori.
Un rinnovo pertanto “leggero” o, come è stato definito dalla Fisac/Cgil sulle colonne de Il Sole 24 Ore del 8 marzo, un “accordo semplice che si è ridotto ad alcune tematiche”, ovvero l’economico con cui si sarebbe recuperata per intero l’inflazione, e “intenti sugli ammortizzatori e la flessibilità”.
Nasce spontanea una domanda: ma la trattativa è davvero finita?

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